Pubblicato in: Cucina, La sfida della cassetta

La sfida della cassetta – la zucca 3.0

La cassetta di questa settimana (qui la storia della cassetta) ci regala una gradita pausa dai maledetti cavoli, presentandoci una bellissima zucca.

Un’idea intrigante mi sfiora la mente, che subito la calcia via: oggi non ho voglia di provare cose osé e preferisco lasciarmi l’opportunità di inventare per quando sarò più in vena.

Quindi scelgo la strada facile e vado sul sicuro: pasta con zucca e prosciutto.

Il primo passaggio, che è anche quello più noioso, è il pulire e tagliare la zucca. Sono diverse settimane che accarezzo l’idea di tagliarla a fette e cuocerla nel forno, in modo che si sbucci praticamente da sola sprecando il meno possibile di polpa, ma la pigrizia di oggi è incontrollabile quindi rimango ai santi vecchi, con coltello e tagliere.

Sbuccio uno spicchio di aglio, il mio nuovo amore. Nuovo perché in casa mia l’aglio si usava pochissimo, per via dell’intolleranza di mio babbo. Dopo aver superato la difficoltà iniziale di digestione, dovuta alla totale assenza nella mia alimentazione per anni, mi sono scoperta una grande amante, sopratutto dell’odore che fa quando soffrigge nell’olio. Che odore meraviglioso!

Una volta conclusa l’elegia all’aglio, durante la quale l’ho pelato, tagliato e privato dell’anima, lo faccio soffriggere nell’olio (oh paradisiaco profumo!) e aggiungo i cubetti di zucca.

Per contrastare la pigrizia che mi affossa oggi, decido di aggiungere del peperoncino per sentirmi meno noiosa.

Cubetti di zucca e aglio al rosolamento

Proprio il peperoncino, forse, mi stimola a combattere l’apatia e a voler provare qualcosa di nuovo: ho letto da qualche parte, nei meandri del buon Google, che esiste una cosa chiamata “pasta risottata”. Da quanto ho capito, si tratta di cuocere la pasta direttamente nell’acquetta del proprio condimento, invece che bollirla a parte.

Ammetto che l’idea non mi intriga, riportandomi pericolosamente con la mente ai tempi dell’Erasmus in Germania, con quelle pastacce collose color intonaco. Ma allo stesso tempo magari scopro un altro amore, come per l’aglio, chissà.

Quindi, ignorando le rimostranze dell’ingegnere, che preferisce la sicurezza della cottura tradizionale alle invenzioni osé, metto i nostri due etti di pasta insieme all’aglio e alla zucca, e alla loro acquetta.

E pasta risottata sia!

A questo punto basta aggiungere i dadini di prosciutto crudo e monitorare la cottura della pasta, che avvenendo in modi non consueti, ci mette più tempo.

La parte più difficile è sicuramente dosare l’acqua, che se in eccesso rischia di dare il fastidioso effetto zuppetta.

E via!

Il risultato finale è fortunatamente molto diverso dalla pasta collosa tedesca! Il sapore è ottimo, la consistenza direi…strana.

Un esperimento che andava fatto ma che non so se verrà ripetuto….forse se dai tempi dei tempi la pasta si fa bollire a parte invece che tipo risotto, un motivo ci sarà!

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