Pubblicato in: Fai da te, Liquori

Un progetto più grande di me – parte 3

Ed eccoci alla momento da me più sottovalutato (riepilogo: parte 1 e parte 2): le maniglie.

Per quanto riguarda la loro progettazione, tutto liscio. Le volevo sagomate, in modo che la mano potesse tirar su il tutto comodamente, e le volevo decentrate, in modo da sostenere meglio il peso che sarebbe stato sbilanciato verso il fondo del contenitore.

Ho preso i due pezzi di legno designati, li ho attaccati insieme con lo scotch, e ho disegnato la sagoma della maniglia sulla superficie di uno dei due.

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L’idea

Poi sono andata per prendere il seghetto da legno, che era stato prontamente portato su dalla cantina dal mio compagno prima di andare in ufficio. Se non che il seghetto da legno non era un seghetto da legno.

Ovvero, io mi aspettavo di trovare qualcosa tipo questo:

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che mi avrebbe permesso di tagliare abbastanza comodamente lungo le linee da me disegnate, una volta fatto un buco con il trapano, attraverso il quale far passare la lama.

Invece mi sono trovata davanti questo:

BOSCH

ovvero un oggetto infernale elettrico che è utilissimo se hai un banco da lavoro e devi tagliare per dritto, decisamente non il mio caso.

Ho pensato per un attimo di provare ad usarlo stesso, ma ho subito desistito al ricordo dell’ultima tentativo, quando ho rotto il pezzo che stavo tagliando e manca poco mi trincio una gamba.

Così mi sono trovata davanti l’unica alternativa possibile: il trapano.

Ho iniziato con la punta da legno più grande che avevo, pensando di fare prima, togliendo più materiale, ma si è rivelata subito una scelta infelice. Dovevo fermarmi spessissimo per liberarla dai trucioli e ci metteva una vita a forare.

Quindi sono passata a una punta piccola, e ho iniziato a forellare lungo la linea disegnata, sperando che prima o poi il pezzo di legno interno si staccasse e via.

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Un fatica immane

Ad un terzo del lavoro avevo già sudato 15 magliette e non vedevo la fine. Ho iniziato ad usare punte ancora più piccole per forare il legno rimasto tra i buchi di quelle più grandi, e come ultima spiaggia ho iniziato a trapanare in obliquo.

Alla fine, dopo tanta fatica e tante parolacce, il pezzo di legno è venuto via.

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Finalmente!

A quel punto il grosso era fatto, si trattava “solo” di carteggiare i bordi, cosa che ho fatto appiccicando la carta vetrata alla punta del trapano, per fare prima.

Il risultato è stato abbastanza soddisfacente, considerato che non avevo per niente gli strumenti adatti, anche se avrei potuto fare meglio.

Mi è rimasto solo da carteggiare anche gli altri pezzi e dare a ciascuno una mano di impregnante, in vista dell’ultima fase: il montaggio.

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Pronti per essere montati
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